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Borsa Risi a rischio, l’ira dei mediatori

Sono a rischio le Borse Risi di Vercelli, Novara, Mortara, Pavia e Milano, i luoghi dove vengono battuti ogni settimana i prezzi del risone. È al vaglio l’ipotesi di creazione per il settore di una «Cun», Commissione unica nazionale, lo stesso strumento – istituito dal ministro delle Politiche agricole – che attualmente regola a livello nazionale le contrattazioni nel settore dei suini. Ma non c’è solo il progetto di una Cun risicola, come riporta il sito internet risoitaliano.eu, perché molto in alto si lavora affinché venga istituita una Borsa telematica per gestire tutti gli scambi del comparto riso. 

Attualmente le operazioni di acquisto e vendita del risone avvengono nelle cinque Borse Merci, di cui la più importante, presa come riferimento in Europa per i listini del riso, è quella di Vercelli. La possibile soppressione di questi enti spaventa il comparto dei mediatori, speciali «arbitri» che regolano le contrattazioni tra compratore e venditore; su tutto il territorio italiano ce ne sono circa 70 specializzati nel riso e 20 di questi fanno parte dell’associazione Medi@rice, che da sola rappresenta metà dei chicchi commercializzati in Italia. 

La partita è complessa, e le organizzazioni di categoria Coldiretti, Confagricoltura e Cia per ora non si espongono. E rimandano la questione a un comunicato unitario che sarà diffuso solo tra qualche settimana. Secondo risoitaliano.eu, Confagricoltura scende in campo al fianco dei mediatori; Cia sta «con chi difende le borse merci, ritenendo questo sistema il più trasparente», mentre la Coldiretti crede nelle Cun. Intanto in difesa delle Borse si schiera il parlamentare leghista Stefano Candiani, autore di un’interpellanza in cui evidenzia i danni che porterebbe la chiusura delle sale di contrattazione: «Non è con l’abolizione delle Borse Merci – scrive – che si otterrà nel settore risicolo una maggiore trasparenza dei listini. Il rischio reale, senza alcun beneficio per il consumatore finale, è l’instaurarsi di un sistema di contrattazione a vantaggio della grande distribuzione, con danno irreparabile per i produttori tale da mettere a repentaglio la sopravvivenza del settore risicolo nazionale». 

L’istituzione di una Cun e della Borsa telematica non farà bene al mercato del riso, secondo il presidente Medi@rice Massimo Gregori: «Dalla Cun che regola la filiera suinicola arrivano pessimi segnali – dice -, addirittura si parla di una gestione fallimentare. Eliminare le Borse Risi e le trattative a mezzo mediatori è deleterio: c’è sempre stata conflittualità tra venditori e compratori, perché uno vuole vendere al prezzo massimo e l’altro comprare al prezzo minore. E il mediatore diventa un arbitro imparziale, dal giudizio insindacabile. Non vedo possibilità di trattativa a livello telematico, soprattutto su risi con determinate caratteristiche e difetti. Perché non esiste altro cereale con una lista di difettosità ampia come il riso».

Fonte:LaStampa.it                            Data:22/08/2016

 

Massimo Gregori

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