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“Non serve un’unica borsa risi, il prezzo si forma a livello locale”

Il sistema delle Borse Merci per la vendita e l’acquisto del risone è davvero a rischio?  

Se lo chiede Giovanni Daghetta, presidente di Cia Lombardia, e responsabile del settore riso nazionale per il sindacato agricolo, che si è giù dichiarato contrario alla cancellazione delle sale contrattazioni locali a favore di un solo organismo nazionale. 

«Per ora mi sembra sia più un timore che una volontà espressa dalle istituzioni, ma capisco la preoccupazione dei mediatori che hanno sollevato il caso» sottolinea l’esponente di Cia, da sempre attivo sia sui tavoli europei che nazionali. Presto sul tema ci sarà una posizione condivisa da parte di tutte le associazioni di categoria.  

«Ora quotazioni reali»  

Daghetta aggiunge: «Siamo sicuri che la fissazione del prezzo da parte di una Commissione unica nazionale sia davvero più rappresentativa delle dinamiche che avvengono sul territorio? È probabile che la Cun sarà a Roma, composta da non più di una decina di persone, in rappresentanza dei diversi sindacati, dell’industria e delle varie realtà della filiera».  

Con il nuovo sistema i prezzi del riso, presumibilmente, arriveranno alla capitale dai diversi territori, per confluire in un unico listino. «Ora invece le quotazioni sono reali, frutto del lavoro di qualche migliaia di operatori; raccontano tutte le contrattazioni che si effettuano ogni giorno».  

Daghetta inoltre ricorda un altro elemento che non depone a favore di questa ipotesi: «Credo che i mercati locali comunque resteranno. Il risone continuerà ad essere contrattato nelle diverse piazze: ritrovarsi nei giorni di mercato è un elemento atavico della vita di ogni agricoltore, è il momento di incontro, di confronto, ma anche di vendita e acquisto».  

«Metodo fuori tempo»  

A favore di un unico centro per la formazione dei prezzi è invece sicuramente Mario Preve, patron della Riso Gallo e già presidente dell’Airi, l’Associazione delle industrie risiere italiane. In diverse occasioni ha ripetuto che questa modalità di stilare i listini, variabili a seconda dei giorni e dei luoghi, è fuori tempo e non consente all’industria di lavorare con un minimo di programmazione. 

Daghetta invece ribadisce la sua posizione: «Ho seguito da vicino la formazione della Cun per il settore suinicolo, ma in quel caso i prezzi stilati a livello locale non erano lo specchio di un mercato reale. Nel caso del riso le quotazioni registrano davvero gli alti e bassi del settore. Bisogna anche ricordare che c’è in gioco anche il futuro delle Camere di commercio: fino a che continueranno ad esistere, è loro dovere stilare il listino prezzi delle singole borse merci». 

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Fonte:LaStampa.it                             Data:22/08/2016

Massimo Gregori

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