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Una selezione di notizie dall'Italia e dal mondo relativo ai cereali, con particolare attenzione al riso.


«REIMPIEGO DEL SEME AL 40 PER CENTO»

Un annus horribilis che non si ripeterà, ma scordiamoci i prezzi del passato: Edmondo Lugano (foto piccola), titolare dell’omonima società sementiera, traccia un bilancio articolato della campagna 2017/2918 e svela i piani futuri. Con una consapevolezza: «Dovremo investire a prescindere dai ritorni, perché nel  breve periodo aumenterà ancora il reimpiego del seme aziendale, mentre dobbiamo arrivare a un’alleanza con i risicoltori, altrimenti non si esce da questa crisi».

Come si contrasta una tendenza che vede il reimpiego arrivare al trenta per cento delle semine di riso?

Quaranta.

Cioè?

Cioè quest’anno sarà reimpiegato il 40% perché i prezzi sono bassi e c’è tanta paura di non stare nei costi. Una deriva che impone ai sementieri scelte difficili: noi faremo quella di investire ancor di più nella ricerca, sperando che il mercato, in futuro, ci ripaghi.

Non pensate che la crisi passerà?

Non speriamo tanto in un allentamento delle concessioni né in aiuti europei o nazionali: siamo consapevoli che questo è stato un anno particolarmente funesto, conclusosi con il veto sul triciclazolo, ma non vediamo segnali di rialzo dei prezzi e siamo abituati a lavorare su numeri certi, non sui desideri. Pertanto, investiremo ancora, perché siamo imprenditori, e inviteremo i risicoltori a essere più imprenditori, offrendo loro varietà nuove, produttive, resistenti alle malattie, di taglia bassa, in linea con la domanda di mercato, e sperando che le imprese agricole capiscano che è venuto il momento di diversificare, premiando la qualità a partire dalla semente certificata.

Spera in un aiuto al seme certificato?

Altri Paesi, come Portogallo e Turchia li usano ma io credo piuttosto in una politica della qualità che sia coerente e premi il seme certificato per il suo contenuto tecnologico che permette di abbattere l’impatto ambientale della risicoltura: ormai le malerbe resistono a tutto, compreso l’imazamox, servono nuove soluzioni. L’anno prossimo punteremo sul Telemaco, nuova registrazione, taglia bassa, ottima resistenza agli attacchi fungini e alta produttività.

Il ribasso dei prezzi impone di produrre tanto, giusto?

E’ la soluzione più diretta e, nell’immediato, quella che paga. Lo dimostra l’esperienza del frumento.  E’ la soluzione che proponiamo con le nostre nuove varietà per il mercato interno, ma anche per l’esportazione: il Ronaldo deve il suo successo a quanto produce.

Cosa intende quando parla di diversificazione?

In un mercato come questo, l’impresa agricola deve distribuire il rischio: varietà da interno, indica, risi speciali, contratti di coltivazione… Scordiamoci di fare risicoltura come trent’anni fa.

Come rientrerete degli investimenti fatti?

Stiamo avviando un meccanismo di pagamento delle royalty conveniente per tutti: se si vende molto seme il prezzo si abbassa.

Se si usa quello aziendale si abbassa ancora di più.

Ne è sicuro? Qualcuno ha calcolato quanto “rende” il reimpiego nel medio periodo, quando si è costretti a trattare pesantemente e si rischia di essere esclusi da tutta una serie di misure ambientali e dalla stessa Pac? Noi diamo delle garanzie, sostenute da investimenti onerosi, che non si limitano alla ricerca: ogni seme Lugano è trattato contro il nematode con un processo idrotermico costoso ma efficace. Che faccia la differenza lo dimostra il fatto che alcuni clienti coltivano in Paesi dove il riso è meno redditizio che in Italia, eppure si rendono conto che la semente certificata è un investimento e non una spesa.

Crede davvero che i risicoltori vorranno allearsi ai sementieri?

Credo che per sopravvivere su questo mercato il risicoltore debba abbandonare la mentalità individualista che lo ha forgiato per oltre un secolo. Non abbiamo alternative a fare rete. (Nella foto grande, il team della Lugano sementi)

Fonte:Risoitaliano.eu                     Data:11/03/2017

Massimo Gregori

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